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I valori, come fin qui mi sono sforzato di mettere in chiaro, hanno necessità di un fondamento metafisico, nel senso che, per poterli formulare, la nostra coscienza non può fare a meno di riferirsi ad elementi che la trascendono, i quali non sono mai riducibili a se stessa. Tuttavia, non è male ripeterlo, essi non avrebbero alcun senso senza il suo riferimento. Di conseguenza, si deve dire che, nonostante la necessità del riferimento metafisico, i valori si esplicano nella storia e solamente in essa. Ora, pare abbastanza evidente che la nostra condotta di esseri umani è ad essi affidata. Sono i valori che ci qualificano mediante le opere che veniamo realizzando. Noi siamo liberi di servirci, nella conduzione delle nostre azioni, dei valori che riteniamo più confacenti alle nostre esigenze.

Ma da ciò dipende anche il nostro essere egoisti o altruisti, magnanimi o gretti, giusti o ingiusti, buoni o cattivi. Ho l’impressione che, nel tempo in cui ci troviamo a vivere, ognuno pretenda tutto per sè, poco importandosi di ciò che spetta agli altri e che egli dovrebbe spontaneamente concedere. Il fatto è che si è entrati nell’ottica dell’avere anziché in quella dell’essere, per dirla con il titolo di una celebre opera di Erich Fromm, con grave danno dei rapporti sociali, i quali devono necessariamente fondarsi sulla solidarietà e sulla fiducia degli uni verso gli altri.